“ESSERE”

Spero tanto che non sia una trovata pubblicitaria. Davvero.Vorrei tanto che l’autore o gli autori, la setta o i “carbonari” che hanno scritto il manifesto “ESSERE” che tappezza gran parte di Roma , esistano, respirino e siano. Siano davvero.

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E, se dovessero  condannarli  per affissione selvaggia , sono pronto a devolvere un mio modesto contributo alla causa, poiché ritengo che mai “manifesto abusivo” fu così carico di  estetica  e di visione “Heideggeriana” della poesia.Nel leggerlo ho avuto un sussulto come quando, giovinetto, vidi per la prima volta l’Attimo Fuggente,ben  36 citazioni  dotte  sparate a raffica durante il film. La setta dei poeti estinti e il Professore che, insieme,  recitavano  Keating, Whitman e ancora  Pitts e Perry ;   tutto d’un fiato e con un entusiasmo contagioso.

Ricordo, infatti,  che  quel  film  mi costrinse  a cercare  qualcosa su Whitman che io, fino a quel momento,  nemmeno sospettavo che esistesse. Fui  fortunato, dopo  aver vagabondato  in  4 librerie romane incassando altrettanti no, trovai una sorta di nerd che, come me,  aveva visto il film, prese una raccolta di poesie di Whitman e me  la porse con il miglior sorriso che si potesse sperare. Accadde parecchi anni fa.

Ecco, il manifesto” ESSERE” con i suoi 14 punti mi ha ricordato quell’entusiasmo e,  mi ha condotto nuovamente ad una delle citazioni di  Keating , forse la più intensa “ Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita”. Ora è tutto come allora, il tempo non ha cambiato nulla.

“ESSERE” incarna l’anima del  verbo che parla, declama  ai passanti  uno stile di vita dimenticato, calpestato   in nome di un progresso che è sconfinato nella barbarie e, la girandola  di quelle parole in ogni dove  ha un senso deflagrante,   maestoso  e fortemente simbolico  proprio nel momento  in cui Roma  sembra capitolare sotto il peso della lordura di “Mafia Capitale”.

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Non c’è una traccia o il minimo indizio dell’autore /i  e,  forse,  è  per questo  che fa sorridere” i più”, i quali   con fare sornione  liquidano la cosa con  un  secco “ è il solito scemo” oppure  “ Ma quanti soldi avranno buttato via ?” . Il manifesto non è accattivante , non ha immagini e né colore , solo  parole e concetti ,  alcuni scontati e autoreferenziali  ma altri taglienti come rasoi.

“I più “, è notorio, adorano i manifesti dei convegni , dove politici, guitti e saltimbanchi parlano di finta integrazione o di riprese economiche impossibili, vanno in visibilio per  le pubblicità con qualche natica o mammella della scemina di turno. Sono incuriositi dai titoloni dei partiti che sciorinano sui manifesti   le frasi più finte e false che esistano   “Il futuro è l’europa?”    “Dinamiche e cambiamento  dopo il semestre europeo”   “ l’italia nel bacino del mediterraneo: analisi e prospettive”  tutto roba:  trita, ritrita e pure vomitata.

La poesia non salverà il mondo, ma di certo  aiuta l’individuo  a vivere meglio e più in profondità  , soprattutto , essa non fa distinzioni  tra sesso, ceto e colore della pelle, ma spiega il mondo, la vita con immagine, suono e senso,  a tutti ,indistintamente.  Ecco, e , se  qualcuno a sue spese ce lo ricorda senza gridare , bisognerebbe, almeno  rendergli omaggio  con i due minuti che occorrono per veloce lettura. Certo,  l’ideale sarebbe che scaturisse anche qualche riflessione  sulla “decadence”  in cui siamo impantanati , vittime, ormai,  di un narcisismo selfistico debordante e di un assolutismo senza freni  o che qualcuno la smettesse di considerare poeta quel “cazzone “ di Jovanotti , ma si sa, tutto non si puo’ avere.

ESSERE” spinge, comunque,  a essere unici, diversi e a non cadere nella dittatura del si, alimenta, insomma, la non sincronia di vedute e , suggerisce all’ignaro passante  di riprendersi il senso delle cose  ed il governo dei propri pensieri.

Va da se che non tutti possono essere capaci d’ usare l’arte della parola ma si può uscire  dall’embargo del pensare come si pensa o desiderare quel che il mondo intero desidera  facendo leva  sulle sensazioni e sentimenti, elevandosi  quel gradino che consente  di svincolarsi da ideologie e modelli imposti, suggeriti , proiettati ed iniettati. Sono 14 punti semplici; qualcuno addirittura elementare da far sorridere ma è nella semplicità che risiede la sua forza, in fondo  il poeta  guarda il mondo con gli occhi da grande ma scrive con la  meraviglia  di un bambino.

Il punto n.14  potrebbe sembrare ermetico, incomprensibile ma è solo un ‘impressione  poiché esso è chiaro ed è  volutamente posto a chiusura del viaggio. Se  il crescendo di “ESSERE” non ha scalfito, toccato alcuna corda nei sui tredici punti, se non ha prodotto il benché  minimo bisbiglio della coscienza , allora bisogna , con consapevolezza , prendere atto  che se non si è, non si potrà mai essere. Amen.

.                                                                 ESSERE

E’ per amore che oggi veniamo allo scoperto.

Da sempre la nostra specie è tra voi. Nella lingua Italiana con la quale oggi parliamo a voi liberamente,noi siamo i poeti.

Sono nostre tutte le espressioni veramente artistiche che da sempre vi hanno innamorato, come vostre tutte le meravigliose opere dell’ingegno e della santa fatica che ci hanno permesso di vivere in armonia con voi.

Non tutti i poeti sanno di appartenere ad una specie diversa, ma si riconoscono tra di loro.

Non è possibile la realizzazione di alcuna forma veramente artistica da parte di nessuno che non da un poeta.

L’unica vera Arte è poetica perché fatta dal poeta.

É impossibile l’insegnamento artistico perché il poeta nasce poeta. É possibile solo lo sviluppo della disciplina poetica da poeta a poeta.

Gli infiltrati vanno allontanati.

L’unico servizio possibile che una struttura atta all’insegnamento artistico può dare al poeta e quindi all’unica vera Arte, la poesia, è non fargli fare assolutamente nulla e tenerlo il più lontano possibile da qualsiasi pratica altra.

Il poeta ha il coraggio di non fare nulla.

Il poeta non facendo nulla non soffre di nessun tipo di rimorso, perché altra è la sua natura e alto il suo contributo.

Il poeta non fa’ distinzioni tra le ridicole categorie quali: sesso, luogo di provenienza, colore della pelle, credo religioso o politico, ceto sociale.

Il poeta è ovunque, sotto qualsiasi forma.

Il poeta riconosce la poesia di un altro poeta in qualsiasi forma espressiva e per questo, riconoscerà questo manifesto come scritto da un membro della sua specie, o prenderà coscienza di se stesso, liberandosi cosi dalla schiavitù di una natura altra.

Chi non è, non è.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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