La città di Vincenzo

Premessa: Sono un vacanziere appassionato del Salento da più di 25 anni. Nel 2003, ho visto per caso “ Italian sud est”, una sorta di docu-film che racconta di un treno che attraversa la provincia di Lecce, incrociando personaggi bizzarri e luoghi fatati. Nel documentario, compare ad un certo punto un tal Vincent, personaggio sui generis che balla e salta sul suo letto, poi, ripreso fiato, si racconta davanti ad una casa fatta di piastrelle colorate e piena di orpelli di varia natura, insomma un’ invenzione cinematografica che rimane impressa. La storia Diversi anni fa, lessi su un quotidiano di Lecce che avevano messo i sigilli all’eremo di Vincent per abusivismo e che lo stesso poteva essere demolito. L’articolo concludeva che Vincent artista “fuorilegge” aveva edificato senza i permessi necessari una casa –tempio ed una pinacoteca, contenente, le sue opere, alla periferia di Guagnano, che era diventata, col tempo, meta di tanti visitatori. Ma allora Vincent esiste? Allora non era la solita  comparsata ? Vincent c’è. Vincenzo  Maria Brunetti, detto Vincent, nasce a Guagnano (Le) nel 1950, da bambino, fu colpito dal virus della poliomielite rischiando addirittura l’immobilità ma, fortunatamente, due interventi al piede sinistro prima, poi, una cura con il principio dell’elettricità statica, la cosiddetta “Lamina Bior “ (ma questa è un’altra storia), hanno fatto sì che Vincent è ancora tra noi e gode di buona salute. Ha vissuto a Milano per un ventennio, come scultore e pittore, ed è entrato in contatto con personaggi di spicco internazionale quali Francesco Messina, Giacomo Manzù e Arnaldo Pomodoro. Nel 1993 torna a Guagnano, povero in canna e, per vivere, vende o baratta i suoi quadri. Ecco che a seguito dello scambio di un quadro con un tir di materiale da costruzione che inizia, per Vincent, l’avventura più straordinaria della sua vita: costruire Vincent City. Dopo aver letto la notizia, parto una mattina, destinazione Guagnano; Ale, Giulia e cane al seguito e, un discreto carico di emozione. Dopo un’ora e un quarto di viaggio, dietro una curva, in aperta campagna, appare finalmente, la città di Vincent. In un ampio cortile si erige un complesso architettonico in stile arabesco ma realizzato seguendo i tratti di un bambino. Piastrelle coloratissime, scritte bibliche ovunque e statue di ogni fattezza e genere. Sembra un set pronto ad ospitare una scena di un film di Tim Burton, tanta la follia realizzativa, eccessiva e kitsch.Muovendomi tra statue di santi, angeli e tutti gli animali dell’arca, entro liberamente nell’eremo, dove mi aspetta la più pura psichedelia. Corridoi, stanze di ogni dimensione, scale, soffitti, rientranze, oblò, controsoffitti e nicchie: tutto affrescato, scritto e tappezzato. E ancora, mosaici, statue moderne, cianfrusaglie, bandiere, putti e bambole di ogni tipo. Sacro e profano s’intrecciano in ogni metro dell’eremo, copie e creazioni originali si mischiano con oggetti recuperati, stravolti e colorati come in un immenso bazar. Dentro, più che all’esterno, l’improbabile ha preso  forma e sostanza. 796px-Casa_vincent_brunetti Uscendo alla luce, ho pensato ad una Babele, ad una casa di marzapane addentabile e, non nascondo, che mi è sfiorata l’idea che l’eremo fosse l’opera di un folle, pensieri contrastanti.casaVincentBrunetti_01 Lui, comunque, ci attende nel suo studio, seduto e serioso. Sorride ai 12 visitatori presenti, chiede la provenienza, e, d’improvviso lascia partire una disco music ad altissimo volume mentre comincia a danzare. Nonostante la gamba martoriata, Vincent volteggia leggero e alterna passi di danza a veloci pennellate. “Pitta zompa e balla ” così dice di lui la madre, ma , si dimena anche scompostamente  e lascia partire anche degli anatemi verso la società moderna, il consumismo  e le guerre. Sembra svenire, poi, riprende vigore, tocca la sua gamba malata, cade e si rialza, facendo una giravolta. Nel frattempo, non smette di parlare, dipingere, sorridere e zompettare come un elfo in un bosco, 40 minuti di qualcosa di tribale, arcaico e misterioso. Finito il quadro, bellissimo, si lascia cadere sulla sedia e sorride, stanco. Nel mentre tre persone sono uscite, il rito li ha turbati, forse spaventati. https://www.youtube.com/watch?v=fHhoEFYtp-0 Vincent, il personaggio che ha conosciuto le patrie galere per abusivismo, è quello che ognuno di noi, forse, avrebbe voluto essere, un uomo assolutamente libero che ha rinunciato a diventare adulto ma ha coltivato e realizzato il suo sogno. Sconfiggere la poliomielite, vivere e costruire la sua città partendo da 4 assi, cemento e qualche pietra.  Sulle prime appare un tipo strano, anche un po’ inquietante, ma trascorsi i minuti e vederlo nella sua danza propiziatoria e produttiva, Vincent appare quello che è: un bambino che si è costruito il suo “paese dei balocchi” dove vuole trascorre l’esistenza. E’ un artista, ha carisma ma non è capace di “lucrare”, infatti, la visita nell’eremo è gratuita e, le diverse centinaia di opere realizzate, ammonticchiate, in un angolo del suo studio, vengono vendute a prezzi irrisori: arte per tutti, il messaggio pittorico di Vincent costa come una riproduzione all’ikea. primopianodefault Vincent non è un uomo facile è un “diverso”, cocciuto ed irremovibile, probabilmente, avrà il successo che merita, solo, dopo la morte. Oggi, è troppo spinto nelle sue gestualità, troppo lontano dallo stereotipo dell’artista e poi è inquietante con la sua danza da zoppo, le sue trance hanno un che di orfico- dionisiaco: Vincent è un visionario che dipinge e spaventa, inadatto alle scolaresche e forse non consono per la Puglia. La sua terra, ritratta in cento quadri, infatti, non è benevola con lui, non lo omaggia debitamente; politici e benpensanti snobbano la sua arte indiscussa, sottolineando la bizzarria del personaggio. museo_vincent Io, invece, l’ho trovato un uomo solo, un eremita confinato nel suo castello con un’idea dell’arte filtrata e vissuta attraverso la sua personale visione del mondo. E’ un leone tra le sue cose, fuori da Vincent City, lo mangerebbero in un solo boccone e, come un bambino smarrito, lo deriderebbero come spesso si usa fare con coloro che, ai più, risultano“ non catalogabili”. Il Vincent pensiero è oceanico, confuso e delle volte criptico, a tratti banale ma anche profondissimo, però, si può racchiudere in una sua affermazione  “C’è un solo sistema per disarmare tutto un esercito: La fede in Dio, l’Arte con i suoi colori e il sorriso dato a piene mani alla gente di tutto il mondo.” Dopo aver salutato Vincent, mi è venuto il desiderio di comprare un suo quadro, ho speso quanto il costo di una cornice discreta ma sento di aver fatto la cosa più giusta del mondo, senza obblighi o alcuna induzione, l’ho scelto in totale libertà con lui che guardava. Lui è cosi, non sa quotare, vendere o vendersi, lui “Pitta zompa e balla”. IMG_0529 Si arriva a Vincent City con il passaparola, non esiste alcuna guida che lo indichi e nessuna pubblicazione ufficiale che lo consigli ma, visto il luogo ed il personaggio, forse è il miglior sistema per vivere qualche ora “nella nuova Babele “e rendere un silenzioso omaggio al chiassoso Maestro Vincent Maria Brunetti. Dimenticavo,…dietro l’eremo ho visto del materiale pronto per erigere qualche altra stanza o ala, nonostante la galera, le minacce e la recente revoca di demolizione, Vincent è pronto ancora a disubbidire al fine di far crescere la sua città. Ribelle, folle e indomito. L’indirizzo è questo: Eremo di Vincent, Via Case Sparse 718, 73010 Guagnano (Le) tel. 0832706315. Vi riceverà sorridente e in canottiera.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...