Il caffè sospeso.

Roma,ore 8.34 nei pressi della stazione Termini,un bel Bar,affollatissimo.
“Buongiorno, quando può,un caffè per favore”,dico.
La ragazza affaccendata alla macchina si gira di scatto, quasi incredula mi dice “… normale?”
Ecco , comincia da qui la più grande avventura che attraversa l’italia in lungo e in largo,la liturgia mattutina che si celebra nelle ore di punta tra spintoni, conquiste di pezzetti di bancone e sventolii di scontrini.
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Italiani un popolo di santi, poeti, navigatori, artisti e cazzi & mazzi che di mattina diventano dei negrieri che seviziano con richieste impossibili i banconisti di tutti i bar del patrio suolo.
Partendo dalla variante “ vetro o tazza” e passando per la sottovariante “tazza piccola o tazza grande” si apre un universo fatto di professionisti, pensionati ma anche di evasori , corruttori, guitti, narcisisti, demagoghi, razzisti etc etc ; tutti , ma proprio tutti, accomunati dal fatto che sono incapaci di prendere un caffè o un cappuccino , normali, ma si rivelano degli esigenti consumatori di “ caffè concept” , paradigmi di caffè, architetture di aromi e misture personalizzate, dove una goccia in più o in meno può essere decisiva come una finanziaria.
Ed eccoli i banconisti, alle 8 sono già suonati come pugili, incapaci di reagire mentre ascoltano i secondi all’angolo , fanno cenno di si con la testa abbozzano un sorriso ma la loro mente aspetta solo l’arrivo del gong e scappare via.
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“Un caffè d’orzo in tazza piccola/grande” : tutto sommato, abbastanza semplice.
“Un caffè lungo/ristretto” : qui si rischia il troppo delle due varianti.
“Caffè macchiato freddo/caldo”:non ci sono grossi ostacoli
“Caffè al ginseng/deca/marrocchino/nocciolino/corretto/schiumato/panna/con ghiaccio o freddo/doppio
:siamo ancora nelle competenze umane.
Ma,immancabilmente,arriva la vocina impiegatizia al lato del bancone che dice “Cortesemente,un caffè macchiato freddo con latte scremato al vetro” e qui cominciano i primi cazzi.
I banconisti vanno nel panico, non trovano il bricchetto del latte scremato,si girano ,cercano, mentre,dall’altro lato giunge un altro ordine sinistro “Un cappuccino con caffè caldo, latte freddo, senza schiuma con su una spolverata di cacao e un goccetto d’acqua frizzante a temperatura ambiente”; è la fine.
Il capo dei banconisti,non si perde d’animo e,mentre cerca di trovare il bricchetto di cui sopra, riassume la cronologia degli ordini alla ragazza della macchina “Cinzia ,allora abbiamo, quelli di prima , più 2 normali,un cappuccio scuro al vetro, due ristretti e un moccaccino (altra boiata)” mentre un ragazzetto,scovato il bricchetto del latte scremato,porta a compimento uno dei primi capolavori richiesti.
Nel frattempo non si è mai arrestato il delirio della richiesta di:cornetti, krantz, graffe, brioches,prussiane, francesine, melizie, trecce, maddalene e sfogliatine.
Prima che io esca, arriva un occhialuto che stende tutti con “Caffè doppio ristrettissimo con latte freddo e miele a parte, un caffè macchiato caldo in monouso e una treccia tagliata in due”
Ogni giorno, mentre in africa una gazzella comincia a correre, in italia, venti milioni di persone entrano nei 125 mila bar caffè. Un’autentica strage. Il caffè espresso è un gigante con 5,7 miliardi di fatturato e 6 miliardi di tazzine consumate, per le quali i baristi acquistano 50mila tonnellate di materia prima per un valore di 900 milioni di euro. E, badate bene, secondo Focus, esistono ben 111 modi o varianti per servire un caffè, un primato mondiale di cui non sono convinto di essere fiero.
Tra i 111 modi , ho letto un momento di pura poesia che mi ha emozionato oltre che per il fatto che è della categoria dei cosiddetti “caffè normali”.
Il caffè sospeso.
L’usanza è antica e risale a metà dell’Ottocento.A Napoli si usava prendere un caffè al bar ma pagarne due, specialmente se la giornata era iniziata bene o se c’era da festeggiare qualcosa ma soprattutto per pura solidarietà. In questo modo chi non poteva permettersi il caffè al bar, aveva un caffè offerto da qualcuno più abbiente.I caffè sospesi venivano segnati su una lavagnetta e, a richiesta di chi non aveva possibilità,veniva servito e depennato dall’elenco.
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Il caffè sospeso, presente da sempre nei vicoli di Napoli , oggi, ha ripreso il suo cammino e si sta diffondendo in tutto il mondo. Un gesto, un semplice caffè offerto a tutta l’umanità da chi lo beve che,consapevolmente, pensa a chi non può ma che ne ha bisogno come di un sorriso o di una pacca sulle spalle.

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2 risposte a "Il caffè sospeso."

    • Vero Cristian, focus non è il massimo ma è l’unica rivista che elenca dettagliatamente le tipologie di caffè. a Roma il caffè sospeso puoi lasciarlo a :

      a Roma
      la “Casa Internazionale delle Donne”
      Via della Lungara, 19

      – a Roma
      “N’Importe Quoi” Caffè, Cocktail Bar, Libreria
      Via Beatrice Cenci 1-

      – a Roma, quartiere Garbatella
      “Casetta Rossa”
      via Magnaghi 14

      – a Roma
      Centro Culturale Come Un Albero – Casa Museo dello sguardo sulla disabilità
      via Alessandria 152/159

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